Un cuore a metà. Turchetta: “Più difficile dire addio al Südtirol che al Cesena”

Il figlio d’arte non è mai riuscito a sbocciare con il club in cui ha fatto tutta la trafila delle giovanili. Discorso diverso in Alto Adige…
04.04.2025 06:00 di  Adriano Antonucci   vedi letture
Un cuore a metà. Turchetta: “Più difficile dire addio al Südtirol che al Cesena”

Il Cesena è la squadra nella quale è cresciuto, quella dei suoi sogni da bambino. Il Südtirol è il club che l’ha fatto diventare uomo. Per Gianluca Turchetta la sfida tra il Cavaluccio e gli altoatesini rappresenta qualcosa di speciale e racchiude tanto del suo percorso da calciatore. Avviciniamoci alla sfida del Druso con le sue parole.

Turchetta, il suo addio al Cesena si concretizzò nel gennaio 2013 proprio con il passaggio al Südtirol…
“Venivo da due stagioni in serie C e mi ero guadagnato sul campo la possibilità di giocare la B a Cesena. Il cartellino era di proprietà del club bianconero, ero a casa mia ed era un motivo in più per farmi trovare pronto. Le cose sono poi andate diversamente, da lì però è iniziata la mia rinascita. Quel trasferimento a Bolzano è stato un passaggio chiave della mia carriera, sono arrivato in un posto che non conoscevo e ho dato il mio contributo alla costruzione di qualcosa di importante che oggi è sotto gli occhi di tutti”.

Che tipo di realtà ha trovato?
“Un club che procedeva a piccoli passi verso qualcosa che pochi in Italia, in quel momento, stavano costruendo. C’era una società solida con figure sane. Ognuno faceva il suo senza intaccare il lavoro dell’altro e questo nel tempo ha fatto la differenza”.

Con gli altoatesini ottenne un quarto e un terzo posto, oltre ad una finale play-off persa. C’era già voglia di serie B?
“Il club aveva scelto calciatori per creare un ciclo. Va detto però, che nonostante una finale persa, all’interno della società non si parlava tanto di serie B. Eravamo una squadra giovane e non pronta a questo peso, ma allo stesso tempo eravamo molto forti. Iacoponi, Ekuban, Branca, lo stesso Corazza: sono tutti giocatori che poi hanno calcato campi di categoria superiore. Giocavamo leggeri, senza il peso di dover per forza vincere”.

Cosa la spinse poi a cambiare squadra nel 2014-2015?
“Decisi di fare altre scelte. In quell’estate il Matera mi volle moltissimo, e mi sono fatto prendere dalle emozioni come spesso accade. Da lì poi andai a Barletta. Sono scelte che rifarei, anche perché poi, nella carriera di un calciatore le strade spesso si intrecciano”.

E infatti nel 2018 tornò a Bolzano.
“Sentivo di avere con il Südtirol un legame forte, dal punto di vista calcistico ed anche umano. Avevo lasciato in sospeso qualcosa ed ho deciso di tornare in un posto dove stavo bene, sono stati gli anni migliori per me”.

A ridosso dello scoppio della pandemia la rottura del legamento crociato: un duro colpo per lei…
“Nel momento migliore della mia carriera, dopo due stagioni con 7-8 gol, e nel mio ruolo non è facile, è arrivato questo passo indietro. Di lì ci fu un’altra svolta nel mio percorso”.

Nel gennaio 2021 il definitivo addio. È stato più doloroso salutare il Südtirol o il Cesena?
“Sicuramente il Südtirol. Loro avevano obiettivi ben chiari ed hanno deciso di fare delle scelte, così come io stesso ho deciso di fare. Resta però per me un grande senso di appartenenza per la piazza del Südtirol. Dopo cinque anni la sentivo casa mia, a livello umano sono cose che ti rimangono e credo che l’affetto sia condiviso”.

109 partite complessive con la stessa maglia non si dimenticano facilmente. È la squadra a cui si sente più legato?
“È una bella lotta, oltre è al Südtirol c’è anche Caserta dove ho passato quattro anni. Posso dire che il Südtirol mi ha dato metodo di lavoro e obiettivi da raggiungere con dedizione. A Caserta sono cresciuto anche come uomo”.

E il Cesena? Cos’è per lei?
“Cesena è la mia crescita, il Manuzzi è lo stadio che mi ha fatto emozionare di più. Da bambino sognavo di giocarci ed è stato qualcosa di magico poterlo fare. Per me indossare la maglia del Cesena è stato un sogno, è stato come giocare nella Juve, nel Milan o nell’Inter”.

Bellaria-Igea Marina, Forlì e Imolese: il suo nome è comunque legato alla Romagna. Rammaricato per non aver avuto un’altra possibilità in bianconero?
“Sarebbe stato il coronamento di un obiettivo a livello personale, ma non sono rammaricato. Nella carriera di un calciatore non c’è tempo per la delusione, bisogna reagire, ripartire e farsi trovare pronti per nuove emozioni”.

E domani Südtirol e Cesena si ritrovano faccia a faccia…
“Entrambe le squadre hanno bisogno di punti, credo che sarà una bella partita aperta ad ogni risultato”.

Che effetto le fa, da romagnolo, vedere tanti ragazzi figli della Romagna indossare la maglia del Cavalluccio?
“È una cosa bella. Ogni tanto mi scrivo con Berti, lui è l’emblema dell’essere romagnolo. Rispecchia la curva Mare, è un ragazzo pulito che da tutto per quella maglia. Lui e gli altri ragazzi sono ciò che la gente vuole, ciò che deve essere il cesenate doc”